BWW Review: Dirty Dancing, la magia del film cult sul palco del Teatro EuropAuditorium di Bologna

BWW Review: Dirty Dancing, la magia del film cult sul palco del Teatro EuropAuditorium di Bologna

DIRTY DANCING, il celeberrimo film del 1987 diretto da Emile Ardolino, compie 30 anni e Federico Bellone non perde l'occasione di riportarlo al pubblico teatrale, dopo il grande successo del primo tour nella stagione 2014/2015 (esportato addirittura al West End di Londra, nonché in Messico). Con l'aiuto di Eleanor Bergstein, già autrice della versione cinematografica, Bellone riproduce fedelmente la pellicola adattandola con forte efficacia al palcoscenico.

La vicenda è ambientata nel 1963 in un villaggio turistico, dove la giovane ma intraprendente e politicamente interessata Frances Houseman (soprannominata da tutti "Baby") si ritrova a trascorrere le vacanze insieme alla sua famiglia. Si innamorerà dell'affascinante insegnante di ballo (interpretato nella versione cinematografica da Patrick Swayze), con cui intraprenderà una relazione lottando contro l'opposizione del padre e le differenze sociali (sono presenti forti richiami ai problemi razziali: il '63 è l'anno del famoso discorso di Martin Luther King).

La versione teatrale, che viene definita "musical", è in realtà un po' sui generis: il film originale non è un vero e proprio musical, la colonna sonora è irresistibile ed è entrata ormai nella storia ma non è cantata dai personaggi; lo stesso avviene (quasi) sempre nel lavoro di Bellone, in cui le canzoni sono affidate per lo più a membri dell'ensemble o a personaggi secondari, spesso nel ruolo di cantanti o artisti che intrattengono gli ospiti nell'hotel; forse è questo uno dei motivi per cui lo spettacolo piace tanto al pubblico italiano ("finalmente un musical dove non si comincia a cantare all'improvviso e i numeri ballati hanno sempre una giustificazione logica!").
Scherzi a parte, il pubblico bolognese è numerosissimo e molto caldo. Grazie a certe modifiche ai dialoghi originali che inducono alla risata, ma soprattutto grazie al modo in cui l'emozione vissuta al cinema di certe frasi ("Nessuno può mettere Baby in un angolo!" scatena l'ovazione), certi brani e certi personaggi viene potenziata dalla messa in scena teatrale.

Johnny Castle, il maestro di ballo, è interpretato da un bravissimo Giuseppe Verzicco, che sa dare freschezza, fascino e tantissima energia allo storico personaggio di Swayze.

A vestire i panni di Baby è invece Sara Santostasi, meravigliosamente "imperfetta", che significa, in questo caso, perfetta per il ruolo. La goffaggine dovuta all'inesperienza del personaggio nel ballo è proprio ciò che lo rende credibile, più che nella sua versione cinematografica: Jennifer Grey sbaglia qualche passo, sì, ma non scatena alcuna particolare risata sentita né soprattutto empatica; la Baby della Santostasi è una di noi, bassina, con un filo di pancetta che sbuca dai jeans e che non imparerebbe certo a ballare nel giro di pochi giorni. Può però migliorare, come succede alla protagonista nel corso della vicenda; scopriamo allora che la sua interprete sa muoversi invece molto bene nella danza così come nella recitazione.

Bravissima anche Federica Capra nelle vesti di Penny Johnson, altra insegnante di ballo, che rimane incinta di Robbie (Antonio Catalano), cameriere vile ed inaffidabile, e decide quindi di abortire illegalmente. L'attrice riesce ad affrontare un tema tanto delicato con la giusta drammaticità, ma senza strafare.

Maggiore caratterizzazione rispetto al film viene data ai membri della famiglia di Baby; il papà è molto ben interpretato da Simone Pieroni, così come la mamma (Lucia Cammalleri), a cui viene dato più rilievo e più spazio, approfondendo le sue perplessità e debolezze. Una menzione particolare va a Claudia Cecchini per aver donato a Lisa, sorella maggiore di Baby, ingenuità e leggerezza (e, alla fine, dolcezza); divertente e perfettamente stonata la sua versione, opportunamente resa in italiano, del brano "Hula Hana" (solo un bravo cantante è in grado di cantare male di proposito!).

Se la magia di Dirty Dancing viene non solo rispettata, ma addirittura arricchita, è anche grazie alle scene di Roberto Comotti, al disegno luci di Valerio Tiberi e alle proiezioni di Matteo Luchinovich e Virginio Levrio, attraverso le quali si recuperano in teatro scenari difficilmente riproducibili, come il bosco e il lago in cui Baby e Johnny si esercitano nella famosa "presa ad angelo". Vanno poi certamente ricordate le coreografie di Gillian Bruce, cariche di energia e sensualità, elemento imprescindibile per questo titolo.

Lo spettacolo è scorrevole e mai noioso, con ottimi tempi comici e una ammirevole preparazione da triple threat.
Federico Bellone, insieme a Show Bees e Wizard Productions, ha saputo creare un prodotto adatto ai nostalgici così come alle nuove generazioni, ma soprattutto conforme ad un pubblico internazionale. Segno evidente che in Italia si è capaci di ideare, anche nell'ambito del musical, qualcosa di invidiabile.

Show Bees, in collaborazione con Wizard Productions, presenta
DIRTY DANCING

The classic story on stage

Di Eleanor Bergstein
adattamento Alice Mistroni

con Sara Santostasi, Giuseppe Verzicco, Simone Pieroni, Federica Capra, Mimmo Chianese, Claudia Cecchini, Rodolfo Ciulla, Samuele Cavallo, Renato Cortesi e Russell Russell

e con Antonio Catalano, Felice Lungo, Paky Vicenti, Sonia Lynn Jamieson,
Loredana Fadda, Daniela Ribezzo e Giulia Patti
coreografie Gillian Bruce

scene Roberto Comotti
disegno luci Valerio Tiberi
video e proiezioni Matteo Luchinovich e Virginio Levrio

direzione casting Moira Piazza

supervisione musicale Simone Giusti

costumi Marco Biesta e Marica D'Angelo

suono Armando Vertullo

parrucche Mario Audello

produzione esecutiva Andrea Agostini
regia Federico Bellone

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From This Author Maria Chiara Parmiani

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