BWW Review: Robin Hood il musical, un bersaglio non proprio centrato

BWW Review: Robin Hood il musical, un bersaglio non proprio centrato

La leggenda di Robin Hood è celeberrima; sono numerose le trasposizioni cinematografiche, letterarie e teatrali del famoso ladro gentiluomo create negli anni. Nessun stupore quindi quando nel 2008 Beppe Dati ne fece un musical inedito con la regia di Christian Ginepro e Manuel Frattini come protagonista.

La versione del 2017 andata in scena al Teatro Nuovo di Milano si propone come una versione 2.0 dello stesso, con il ritorno dei brani di Beppe Dati ma con una nuova regia e una rivisitazione del copione, affidate a Mauro Simone, e nuove coreografie di Gillian Bruce. Le premesse per un ottimo spettacolo c'erano tutte, eppure quando si esce dalla sala si ha la sensazione di aver assistito a un prodotto dalle potenzialità non sfruttate appieno:

La trama ricalca a grandi linee quella dell'omonimo film d'animazione Disney, prendendosi qualche libertà; anche in questa versione ritroviamo tutti i personaggi della foresta di Sherwood: Robin Hood, l'amico fidato Little John, Fra Tuck, Lady Marian, lo sceriffo di Nottingham, la balia Lady Belt, il perfido Principe Giovanni e il suo sibilante servitore Sir Snake. Per aiutare lo spettatore ad entrare in questo ambiente favolistico si decide di sfruttare delle proiezioni animate che variano di scena in scena, lasciando fisicamente sul palco solo una scala componibile e dei piccoli oggetti.

Fin dalla prima scena è evidente la volontà di uno spettacolo rivolto per lo più ai bambini e alle famiglie; gli attori recitano in modo esasperato, quasi pantomimico, rendendo semplice e immediato il copione ma allontanando gli interpreti da una vera costruzione del personaggio. Come in uno spettacolo di marionette, i ruoli dei personaggi sono predefiniti e si vuole dare più importanza all'azione che agli stati emotivi e psicologici in scena, precludendo qualsiasi reale empatia da parte del pubblico (a eccezione su tutti il Sir Snake di Andrea Verzicco, che riesce a trasmettere tutta la viscidità del ruolo senza clichè).

La regia di Mauro Simone mantiene per tutto lo spettacolo un ritmo serrato, veloce e senza tempi morti; fin troppo nelle scene corali, a tratti caotiche, in cui i troppi controscena rischiano di distrarre dall'azione principale. Le scene più prettamente comiche non fanno ridere gli adulti, e se lo fanno, o ricorrono a scurrilità o si rivolgono alla nicchia del musical (lo Sceriffo di Nottingham, interpretato da un canoramente dotato Pietro Mattarelli cita più volte Oh What a beautiful morning, peccato che l'80% del pubblico in sala non conosca Oklahoma, figurarsi riconoscerlo in italiano!).

Le coreografie di Gillian Bruce sono degne di un musical del West End: piacevoli alla vista, molto tecniche e con un sapiente uso degli oggetti di scena. Peccato che questa serietà coreografica non risulti coerente con la messa in scena dei recitati appena descritta e le coreografie siano completamente slegate dal resto dell'azione, riducendosi per quanto belle a siparietti tra i recitati. Il tutto accompagnato dai brani di Beppe Dati che fanno il loro dovere essendo molto orecchiabili ma ben lontani dall'emozionare e con testi a tratti macchinosi.

Per quanto riguarda il cast spicca sicuramente l'ensemble maschile sulla controparte femminile, sia per il maggiore spazio scenico datogli come compagni di scorribande di Robin, sia per i virtuosismi tecnici nelle coreografie. Tra i ruoli oltre al sopraccitato Verzicco, si distingue la protagonista Fatima Trotta, che nonostante sia alla sua prima esperienza nel teatro musicale porta in scena una Marian convincente, pulita e coerente senza farsi offuscare dalla presenza di Frattini, il cui talento e professionalità non hanno certo bisogno di commenti. Il resto del cast funziona piuttosto bene, ognuno rispettando ciò che il giovane pubblico vuole per convenzione dal proprio ruolo. Non si comprende però il perché sia stato affidato a un ragazzo di appena 28 anni (Luca Laconi) il ruolo di Re Riccardo, a rigor di storia il più anziano dei ruoli in scena, con uno spessore e una maturità non interpretabile da un performer così giovane. Per quanto trucco e costume possano aiutare, il risultato è abbastanza grottesco e per niente convincente.

Tirando le somme Robin Hood è un musical controverso e difficile da giudicare: possiede un cast dalle ottime doti vocali e interpretative, delle ottime coreografie, una regia incalzante e una storia già amata da molti, eppure non decolla. Sembra manchi l'idea di un progetto comune, di una coerenza all'interno dell'intera messa in scena, come fosse un insieme di buoni ingredienti che senza la giusta ricetta rimane una mescolanza insipida.

BWW Review: Robin Hood il musical, un bersaglio non proprio centrato

Musical originale di BEPPE DATI
Regia 2017 di Mauro Simone
Coreografie di GILLIAN BRUCE
Produzione: TUNNEL e MEDINA PRODUZIONI
Direzione generale: NANDO MORMONE
Direttore di produzione: MARIO ESPOSITO
Direzione artistica: Lello Abate
Responsabile comunicazione: Barbara Rendano
Organizzazione e distribuzione: GIANCLAUDIO BANDISTA

CAST

- ROBIN HOOD Manuel Frattini
- LADY MARIAN FATIMA TROTTA
- FRA TUCK Maurizio Semeraro
- RE GIOVANNI GABRIELE FOSCHI
- SIR SNAKE ANDREA VERZICCO
- LADY BELT FEDERICA CELIO
- LITTLE JOHN GIULIO BENVENUTI

ENSEMBLE:

FEDERICO COLONNELLI, LUCA LACONI, GIANMARCO ALLO, PIERO MATTARELLI, PIERLUIGI LIMA, PAOLO CIFERRI, LUCREZIA STOPPONI, ARIANNA BERTELLI, SILVIA RICCÒ, MARTINA MAIORINO E ELENA BARANI.



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From This Author Andrea Domanico

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