SPRING AWAKENING al Teatro Duse di Bologna: riparte il Summer Musical Festival della BSMT

SPRING AWAKENING al Teatro Duse di Bologna: riparte il Summer Musical Festival della BSMT
ph. Giulia Marangoni

Con l'avvicinarsi dell'estate Bologna torna ancora una volta a essere protagonista del musical italiano con l'attesissima VII edizione del Summer Musical Festival, rassegna teatrale organizzata dalla Bernstein School of Musical Theater. Quest'anno la rassegna ha aperto con uno dei musical rock contemporanei più noti e apprezzati: i giovani allievi della BSMT hanno infatti calcato il palco del Teatro Duse portando in scena SPRING AWAKENING. Premetto che ho avuto il piacere di assistere alla prima (il 16 maggio), perciò sarà unicamente a quel cast che farò riferimento.

Ci sono testi che restano sempre attuali. Risveglio di Primavera, opera teatrale del drammaturgo tedesco Frank Wedekind composta nel 1891, è una di quelle. La carica rivoluzionaria antiborghese di Wedekind - che, non a caso, dopo aver completato Risveglio di Primavera si trasferì a Parigi immergendosi nel panorama del cabaret e del teatro di ricerca - è fedelmente attualizzata nel musical Spring Awakening di Steven Sater e Duncan Sheik. Il musical, dopo il debutto a Broadway nel 2006, è stato protagonista dei Tony Awards dell'anno successivo, aggiudicandosi - tra i tanti - anche il premio come Miglior Musical.

La trama non ha subito grandi variazioni nel passaggio dal testo di Wedekind al musical di Sheik e Sater: nella Germania di fine Ottocento un gruppo di adolescenti scopre e sperimenta la sessualità e nel farlo si scontra con la moralità e l'ipocrisia nel mondo adulto, ma anche con tematiche ancora oggi scomode come la violenza - psicologica, fisica e sessuale, l'aborto, il suicidio.

Gli allievi della BSMT hanno portato, sul palco del Teatro Duse di Bologna, una nuova versione del musical con testi e liriche tradotti interamente in italiano (Michael Anzalone per quanto riguarda le liriche, Andrea Ascari, Gianluca Sticotti e Sara Del Sal per il libretto). Questa prima novità, che sicuramente può aver scoraggiato se non spaventato i fan più accaniti dell'opera - come sempre accade, d'altronde, con le traduzioni, devo ammettere che ha superato le mie aspettative. I testi italiani sono stati all'altezza degli originali, senza banalizzare i momenti più lirici e poetici dell'opera e mantenendo la carica e l'intensità delle canzoni "di rivolta", come l'eleven-o'clock Totally Fucked.

Dalla prima scena dello spettacolo è stato inoltre evidente che non ci trovavamo davanti a una copia dello spettacolo di Broadway: Wendla canta il pezzo d'apertura Mama Who Bore Me al centro di una pedana rotante, mentre in cerchio, seduti su delle sedie, tutti gli altri attori danno vita a una coreografia suggestiva. La coralità, uno degli elementi di forza dello spettacolo, è quindi manifestata fin dalle prime note - e con essa, l'ambientazione collegiale dell'opera. Il lavoro registico (di Mauro Simone), scenografico (Gabriele Moreschi), coreografico (Giorgio Camandona) e di costumi (Fabio Cicolani e Silvia Cerpolini) si è infatti sviluppato in modo autonomo e creativo rispetto all'originale, sviluppandolo e rielaborandolo - e in alcuni casi distaccandosene, in modo più o meno vincente.

La scenografia, apparentemente semplice, è elaborata nei minimi dettagli. Le sedie vengono di volta in volta spostate dagli attori in scena assumendo nuovi significati sempre diversi, mentre la grande vetrata composta che ricopre il fondale - con una porta che permette le entrate e le uscite dei personaggi - sembra essere metafora del desiderio dei giovani protagonisti di raggiungere e conoscere quel mondo esterno, fatto di sessualità, violenza, morte ma soprattutto libertà.

I costumi realizzati con estrema cura e attenzione per i particolari ci permettono, più di ogni altra cosa, di entrare nel vivo del contesto storico e dell'ambientazione restrittiva. Ma è verso la fine del secondo atto, durante la canzone Those You've Known, che l'elemento metaforico diventa preponderante. Wendla e Moritz in abiti moderni (jeans e felpa) raggiungono Melchior al centro del palco per ricordargli che saranno sempre con lui, nonostante il passare del tempo. Passato e presente si incontrano e si prendono per mano.

L'età giovane del cast in scena, poi, si sposa perfettamente con lo spirito dell'opera e rappresenta sicuramente un altro punto di forza di questa produzione. Claudia Luzzi (Wendla) con la sua voce calda è riuscita a rispecchiare in pieno la sensibilità del personaggio; Michele Anastasi ha interpretato Melchior con una leggerezza particolare, facendo risaltare più il carattere idealista del suo ruolo che quello rivoluzionario - scelta discutibile, ma che sicuramente rappresenta un altro scarto rispetto alla produzione originale, Alessio Antelmi è stato capace di cogliere la disperazione di Moritz e trasferirla in scena mantenendo credibilità sia per quanto riguarda l'aspetto recitativo che quello vocale, mentre Eleonora Buccarini (Ilse) sembra nata per interpretare quel ruolo, con una voce eterea e una presenza scenica capace di trasmettere al pubblico le sfaccettature più complesse del suo personaggio.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, una menzione obbligata va a Paride Scocco (Hanschen) e Pietro Galetta (Ernst) per aver mantenuta viva la comicità dei rispettivi ruoli, e Pamela Giannini (Martha) per l'intensità emotiva e la precisione vocale.

Particolarmente riuscite, infine, le scene corali - soprattutto per quanto riguarda i cori femminili, primo fra tutti il reprise di Mama Who Bore Me, che hanno spiccato per energia e potenza vocale più dei rispettivi maschili. Tutto sommato si può considerare la sfida vinta: non è facile portare in scena un classico del teatro musicale contemporaneo come Spring Awakening, e questa produzione firmata BSMT è riuscita a rimanere fedele allo spirito dell'opera senza voler essere una mera copia dell'originale.

SPRING AWAKENING

Libretto e liriche: Steven Sater
Musica: Duncan Sheik

Regia: Mauro Simone
Direzione musicale: Vincenzo Li Causi
Coreografie: Giorgio Camandona
Scenografie: Gabriele Moreschi
Costumi: Fabio Cicolani e Silvia Cerpolini
Traduzione Liriche: Michael Anzalone
Traduzione Libretto: Andrea Ascari, Gianluca Sticotti e Sara Del Sal
Disegno luci: Emanuele Agliati
Sound designer: Tommaso Macchi
Aiuto regia: Valeria Tomasi
Direttore di scena: Alessandro Di Giulio

CAST

Melchior Gabor
Michele Anastasi (16/05S - 17/05S) Paolo Cantele (17/05P)

Wendla Bergmann
Claudia Luzzi (16/05S - 17/05P) Marta Occhi (17/05S)

Moritz Stiefel
Alessio Antelmi

Ilse Neumann
Eleonora Buccarini(16/05S - 17/05P) Giorgia Visca (17/05S)

Hanschen Rilow
Paride Scocco

Martha Bessell
Pamela Giannini (16/05S - 17/05P) Noemi Galeano (17/05S)

Ernst Robel
Pietro Galetta

Georg Zirschnitz
Francesco Esposito (16/05S - 17/05P) Matteo Germinario (17/05S)

Otto Lemmermeier
Paolo Cantele (16/05S - 17/05S) Cesare Soffiati (17/05P)

Thea
Laura Possamai (16/05S - 17/05P) Maria Letizia Andrighetti (17/05S)

Anna
Chiara Campanile (16/05S - 17/05P) Camilla Berardi (17/05S)

Dieter
Francesco Esposito

Rupert
Cesare Soffiati

Reinhold
Luca Asioli

Ulbrecht
Paolo Cantele (16/05S - 17/05S) Michele Anastasi (17/05P)

Donna Adulta mamma
Martina Fornasaro

Donna Adulta autorità
Erika Zanoncelli

Uomo Adulto
Marco Savorelli

DONNE ENSEMBLE:

Rachele Baldi, Ilaria Castellana, Saya Del Bene, Federica Kim Mai,

Viola Falqui Massidda, Sara Slaviero, Nicole Tortora, Francesca Vecchio

Assistenti regia: Chiara Campanile e Francesco Esposito

Assistente direzione musicale: Pamela Giannini

Assistenti coreografie: Camilla Berardi e Eleonora Buccarini

Assistente Light Designer: Giorgio Morelli

Capo macchinista: Giovanni Boccella

Assistenti costumisti: Chiara Capaccioli e Lucia Calandri

Sarta di scena: Nicole Tortora

Aiuto costumi: Paride Scocco e Alessio Antelmi

Parrucchiera: Giuliana Franceschetti

Responsabile effetti sonori: Luca Asioli



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From This Author Valeria Venturelli

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