LA TEORIA DELLA SCELTA IN UNA PIECE IN PERFETTO MOVIMENTO
La Margot Theatre Company torna al Teatrosophia con un nuovo intensissimo lavoro dopo le notevoli prove presentate negli anni passati (Io e Emma, Le intermittenze, DNA)
In una perfetta fusione tra physical theatre, danza contemporanea, prosa e si potrebbe dire “vita”, i tre protagonisti di questa nuova pièce hanno regalato per quattro impegnative serate uno spettacolo molto particolare da gustare quasi senza respirare. Prendendo spunto dagli scritti del filosofo danese Søren Kierkegaard, (1813-1855) la regista Valentina Cognatti ha magistralmente attualizzato i pensieri ottocenteschi del filosofo, presentandoci un lavoro in cui lo spettatore ha avuto la possibilità di leggere quanto avveniva sulla scena secondo la propria esperienza personale.

Dei tre protagonisti, solamente una si esprime anche con parole. Il resto della comunicazione tra i tre attori ed il pubblico è completamente lasciata alla gestualità, ai movimenti, all’espressività facciale. Questo porta ad una speciale comunicazione tra lo spettatore e ognuno degli attori con il risultato di poter vedere alcune particolari azioni o situazioni che ognuno potrebbe aver vissuto o presenziato. Da questo può scaturire la capacità di valutare le proprie scelte, siano queste state buone o meno. Ognuno di noi è spettatore e attore della propria vita, vita che ci presenta ogni giorno differenti possibilità ma ad ogni incrocio abbiamo una sola scelta. La filosofia di Kierkegaard si basa molto su questo punto focale, l’AUT-AUT che da il titolo alla pièce. La nostra vita può cambiare in un attimo a seconda della direzione che decidiamo di prendere a ciascun bivio. A dimostrazione di questo, in questo allestimento, il simbolismo è dato da una valigia che i tre attori lanciano, sottraggono l’uno all’altro, abbracciano e soprattutto vi scavano dentro per estrarne ogni possibile variazione del loro destino. Ne escono una serie di scatole piegate da ricomporre come fossero i mattoni di una esistenza o di una carriera che verrà poi distrutta da scelte sbagliate. Ne escono tre cornici vuote, una piccola in cui a malapena entra un viso, una media e una più grande dalla quale si può uscire, pure con fatica, per esprimere tutta la propria rabbia e frustrazione. Ne escono infiniti abiti da sovrapporre l’uno all’altro ma pur con il cambiamento di modello o di colore, non riescono a cambiare la personalità dell’individuo. La valigia è quindi il simbolo della vita e da quelle scelte nasce il confronto con gli altri, la ricerca del nostro posto nella società e l’ansia che deriva dal dover prendere quella decisione di cui solo a posteriori potremmo conoscere l’esito vincente o perdente. Per prendere una strada si deve lasciare l’altra. Per vivere il prossimo minuto, bisogna “restituire” quello precedente che è passato e non tornerà mai più.

Martina Grandin, Michelangelo Raponi e Alice Staccioli si sono inseguiti, abbracciati, respinti, isolati con un perfetto tempismo e una precisione di movimenti che dimostra non solo il loro grande affiatamento ma anche una preparazione non indifferente. I tre giovani, non sono stati solamente ben diretti da Valentina Cognatti. Hanno creato una tale tensione nel piccolo palcoscenico del Teatrosophia da non lasciare allo spettatore alcuna possibile distrazione. In questo caso non c’era possibilità di scelta.
AUT-AUT è rimasto in scena per quattro serate: nonostante il grande impegno fisico necessario agli attori per portare a termine queste serate, ci si augura possa tornare e rimanere in scena per molte più rappresentazioni.
Margot Thatre Company e Teatrosophia
presentano
AUT AUT

Videos