Non solo Arcimboldi: “Pirati e pirati” della compagnia Step

Come sapete qui su "BroadwayWorld Italia" nutriamo un certo interesse nei confronti delle piccole realtà teatrali. Per questo motivo abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica intitolata "NON SOLO ARCIMBOLDI" dedicata esclusivamente a compagnie relativamente piccole che mettono in scena spettacoli originali.
Se siete a conoscenza di produzioni che soddisfano questi requisiti vi preghiamo di segnalarcele.

Premessa: lo scopo di questa rubrica è scoprire cos'hanno da offrire gli autori italiani al di là del mainstream, non tenervi informati sulle ultime novità. Ergo gli spettacoli qui recensiti, essendo per l'appunto produzioni relativamente piccole, possono essere andati in scena anche diversi anni fa e visionati tramite materiale messo volontariamente a disposizione dagli stessi autori su internet.

Altra premessa: nonostante si parli di realtà minori i criteri applicati nelle recensioni saranno gli stessi di sempre. Se così non fosse non avrebbe senso recensire questi spettacoli in questa sede.

La prima recensione che vi propongo è quella dello spettacolo "Pirati e pirati", scritto prodotto e diretto da Alberto Manini, capocomico della compagnia Step, con musiche e liriche di Stefano Calabrese, andato in scena per la prima volta durante la stagione 2005/2006.

Lo spettacolo parla del tesoro di un defunto conquistadores, conteso tra sua figlia, una coppia di cercatori di tesori, un pirata buono (che poi si innamorerà della figlia del conquistador) e un pirata cattivo. La trama è fondamentalmente tutta qui: una gara a chi trova prima il tesoro tra vari personaggi. Questo non è necessariamente un male, dopotutto una bella scazzottata in un ambiente pittoresco è sempre piacevole.
Il difetto sta piuttosto in un intreccio non particolarmente articolato. Mancano gli intrighi che di solito rendono interessanti questo genere di storie. Nessun colpo di scena, nessun tradimento inaspettato, nessuna macchinazione ingegnosa. Anzi, a onor del vero non mancano i buchi nella trama e i deus-ex-machina, come la figlia del conquistador che trova il tesoro per puro caso dopo che due cercatori di tesori (che possiedono una mappa) l'hanno cercato inutilmente per anni.
Un altro problema sono le musiche, poco piratesche e non più coinvolgenti del jingle introduttivo di un varietà televisivo (fatta eccezione per il brano introduttivo, dal carattere più avventuroso). I testi, dal canto loro, non sono eccezionali ma sono scritti con un certo mestiere e regalano anche qualche momento interessante e abbastanza divertente, come quando gli abitanti di Tortuga vanno in cerca del cacciatore di tesori per rubargli la mappa cantando "Tutti alla caccia di Aringa [il cacciatore di tesori]!/Sopra di lui c'è una taglia!/Fermate la moglie e l'amica!/Se vuole scappare si sbaglia!/Dobbiamo avere la mappa/nascosta per anni da Aringa/prima che il vento la strappi,/prima che il tempo la stinga".

Sono rimasto piacevolmente impressionato, invece, dalla realizzazione dello spettacolo. Considerato che non stiamo parlando di una compagnia di livello internazionale ho visto una messa in scena, degli attori, dei cantanti e delle coreografie davvero di ottimo livello.



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From This Author Francesco Vittorino