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Il World Premiere di benevolent, scritto da Sophie McIntosh, con Good Apples Collective, è ufficialmente aperto Off-Broadway. La produzione, diretta da Nina Goodheart, resterà in scena fino al 5 settembre al IATI Theater.
Ambientato nel 1917, benevolent segue quattro giovani donne rinchiuse nell'Inwood Benevolent Home di New York, un riformatorio draconiano per ragazze cadute e senza amici. Costrette a svolgere lavori estenuanti nella lavanderia sotterranea, le donne creano legami improbabili. Ma quando una di loro si trova nei guai, le altre devono decidere cosa sono disposte a rischiare per aiutarla. Feroce, divertente e schietta, benevolent è un'illuminazione penetrante sulla solidarietà femminile: sia nei luoghi intimi dove può essere trovata, sia nei modi scioccanti in cui può essere spezzata.
Il cast include Mia Fowler, Livvy Marcus, Rachel Ravel e Chani Reese, con le understudy Healy Knight* (Joan of Arc in a Supermarket in California al The Tank) e Morgan S. Perry.
Juan A. Ramirez, The New York Times: Un regista infinitamente inventivo che ha diretto anche le ultime tre prime di McIntosh, Goodheart è una maestra dell'atmosfera, concedendo al copione ampio spazio per respirare in 100 minuti ampi. Nessuna scena è lasciata inesplorata per il suo potenziale emotivo, e una transizione, in particolare, sembra dilatata semplicemente per il piacere di esistere nello spazio di queste donne. Ancora una volta, Goodheart trae dal suo cast interpretazioni abili nella caratterizzazione e al servizio del tono generale.
Loren Noveck, Exeunt: Nei momenti più densi di esposizione, la cura posta nel delineare le differenze tra le donne può sembrare un po' faticosa, ma questo sforzo sorprendentemente ripaga in una direzione completamente diversa: per me, benevolent richiamava spesso una commedia corale come The Breakfast Club. Un gruppo di estranee provenienti da background e vite diverse si trova a vivere insieme, dando luogo sia a momenti di autentica comicità che a vere relazioni.
Sophie McIntosh, Thinking Theater NYC: Nel mondo di benevolent, la sorellanza sembra inevitabilmente attraversata da - ma non sopraffatta da - tragedia: forse, in un'epoca in cui si cerca sempre più di limitare l'autonomia corporea delle donne, un modello di resilienza per un mondo post-Roe.
Colin Macdonald, Off Off Online: McIntosh trova un efficace equilibrio tonale, senza fingere che le donne vivano nel 2026 né affidarsi a un linguaggio troppo arcaico. Questo permette alle risonanze contemporanee di emergere senza pesantezza. Benevolent è un'opera potente, straordinariamente ben diretta, con svolte e rivelazioni che colpiscono con forza, anche se prevedibili.
Tony Marinelli, TheaterScene.net: La regia di Goodheart è la imprescindibile quinta interpretazione. Avendo diretto le precedenti tre prime di McIntosh, sa come trasformare la volatilità tonale della drammaturga in un punto di forza anziché in un limite. La produzione riesce a passare da una battuta sull'origine di una macchia disgustosa a una scoperta erotica, dal dialogo di commedia tra amiche all'orrore autentico, senza trattare nessuno di questi registri come un tradimento degli altri. Goodheart lascia respirare la pièce di 100 minuti, permettendo persino alle transizioni di soffermarsi per il puro piacere di restare con queste donne.

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