![]()
La Royal Opera inaugura la sua nuova stagione con un Don Giovanni psicologicamente e visivamente avvincente nel sesto revival della messa in scena del 2014 di Kasper Holten. Brillano nell'opera, una delle più oscure e amate di Wolfgang Amadeus Mozart, le interpretazioni di Aigual Akhmetshina nel ruolo di Donna Elvira, la convincente vocalmente Dingle Yandell come Masetto e la voce accattivante e l'atteggiamento frizzante della soprano italiana Giulia Semenzato nel ruolo della contadina Zerlina.
Photo credit: Mihaela Bodlovic
L'altro grande protagonista dello spettacolo è lo straordinario allestimento, in stile Escher, della scenografa Es Devlin. Fin dall'inizio, l'ouverture si trasforma in molto più di una semplice musica introduttiva. I nomi delle numerose donne sedotte dal Don Giovanni sessualmente dipendente sono scritti, grazie a proiezioni ingegnose del video designer Luke Halls e a un'illuminazione ammirevole di Bruno Poet, su una casa signorile in pietra grigia che ruota e si trasforma in uno spazio interno versatile su due livelli.
Photo credit: Mihaela Bodlovic
Il regista del revival Greg Eldridge assicura che questa ambientazione da incubo ci permetta di vedere il funzionamento interno della mente di Giovanni mentre scende da seduttore sfacciato (molto attuale oggi con il movimento MeToo contro gli abusi e le molestie sessuali) verso una fine infernale. Le proiezioni sono incessanti, con vortici vertiginosi, macchie di sangue e grosse lacrime nere che scorrono sul palco, mentre i cantanti sono vestiti con costumi sontuosi di Anja Vang Kragh, che ha lavorato con John Galliano per Dior e Stella McCartney.
Non è tutto cupo, però, in una storia che è insieme spiritosa e oscura. C'è un buon gioco comico tra Giovanni (il basso-baritono canadese Gordon Bintner) e il suo servo Leporello (Roberto Tagliavini), che aiuta riluttante il padrone mentre questi agisce nei confronti di Donna Anna, di Zerlina in procinto di sposare Masetto e della serva di Elvira. L'ex amante Elvira, divisa tra amore e odio per il Don, è decisa alla vendetta, così come Don Ottavio, promesso sposo di Anna, dopo che Giovanni uccide il padre di lei, il Commendatore. Alla fine, il fantasma del Commendatore (un terrificante Andreas Bauer Kanabas) accetta l'invito di Giovanni a cena e riceve la sua punizione.
Photo credit: Mihaela Bodlovic
C'è molto da apprezzare in questa interpretazione con tocchi contemporanei, dalla tenera e dolorante Donna Anna di Rachel Willis Sørensen, al grazioso Ottavio di Borgan Volkov, passando per i fantasmi fluttuanti dei trionfi a letto di Giovanni e le entrate e uscite farsesche dalle porte nello scenograficamente sempre flessibile e dominante allestimento di Devlin.
Photo credit: Mihaela Bodlovic
Vi sono però anche alcune lamentele da parte di alcuni spettatori intorno a me, dovute a confusione su ciò che i personaggi fanno verso la fine del primo atto, su come la scenografia a tratti sovrasti i cantanti, sul perché il direttore d'orchestra Stefano Montanari non sembri avere il pieno controllo e sull'inaccettabile taglio dell'ultima scena dell'opera, in cui Giovanni non precipita tra le fiamme dell'inferno ma semplicemente crolla a terra. "Non è drammatico come in altre versioni", dice una donna che dichiara di voler riavere indietro i soldi.
Photo credit: Mihaela Bodlovic
Eppure, questi reclami non tolgono completamente valore a una produzione memorabile con un cast solido e immagini che resteranno impresse nella mente.
Don Giovanni rimane in scena al Royal Opera House fino al 15 ottobre.
Photo credits: Mihaela Bodlovic