BWW Review: La BSMT porta Broadway in Bolognina con ASSASSINS e BERNARDA ALBA

BWW Review: La BSMT porta Broadway in Bolognina con ASSASSINS e BERNARDA ALBA

Per il quinto anno consecutivo, la Bernstein School of Musical Theatre scalda l'estate bolognese portando in scena cinque musical nell'ambito del Summer Musical Festival. Dopo gli appuntamenti in due dei teatri più importanti della città ("All Shook Up" al Teatro Il Celebrazioni e "Crazy For You" al Teatro Duse), il 29 giugno il Festival ha abbracciato uno scenario diverso ed originale: un tendone da circo.

Il 29 giugno debuttano infatti due spettacoli di produzione BSMT, "Assassins" e "Bernarda Alba", nel tendone del MagdaClan Circo montato nel Parco di Villa Angeletti, in quella zona della città con una pessima reputazione più comunemente nota come Bolognina che, almeno per quattro sere, è stata più Broadway e meno Bronx.

Ancora una volta la BSMT si prende la briga e il merito di portare in Italia titoli innovativi e poco conosciuti dal pubblico italiano, scelta rischiosa e coraggiosa allo stesso tempo. "Assassins" è senza ombra di dubbio un capolavoro, frutto della mente geniale di Stephen Sondheim, maestro indiscusso del musical americano più raffinato; si tratta certo di un musical di repertorio, ma non è sicuramente uno spettacolo trito e ritrito come i soliti "Grease", "Flashdance" e "Dirty Dancing" che da decenni invadono le sale italiane. Ancora più sorprendente la scelta di "Bernarda Alba", musical sconosciuto ai più di Michael John LaChiusa, che io stessa ho scoperto proprio grazie alla BSMT a cui sono estremamente grata.

BWW Review: La BSMT porta Broadway in Bolognina con ASSASSINS e BERNARDA ALBA

ASSASSINS

"La felicità è un diritto di tutti", cantano in coro i nove protagonisti di ASSASSINS, uomini e donne che hanno cercato la felicità uccidendo, o tentando di uccidere, i presidenti americani. Scritto da John Weidman (libretto) e Stephen Sondheim (musica e testi), il musical debutta off-Broadway nel 1990, per poi aprire allo Studio 54 di Broadway nel 2004. Lo spettacolo è un intreccio di storie, personaggi e generi musical diversi: la composizione eclettica del genio di Stephen Sondheim si unisce alla scrittura brillante e ironica di Weidman, alternando comicità e drammaticità.

L'ensamble strumentale, diretta da Maria Galantino, seppur contenuta dal punto di vista quantitativo ha saputo rende omaggio alle composizioni originali, a riprova del fatto che non servono necessariamente grandi numeri e che quattro musicisti possono suonare come un'intera orchestra. Personalmente, rimpiango solo l'armonica di "The Ballad of Booth". Anche le traduzioni di Andrea Ascari sono state, tutto sommato, all'altezza delle aspettative ed il più fedele possibile ai testi originali, seppure in alcuni momenti la volontà di restituire agli spettatori una traduzione letterale ha reso i testi piuttosto difficili da seguire.

La semplicità delle scenografie di Alessandro Di Giulio è esaltata dalla vicinanza del pubblico allo spazio scenico: gli attori recitano letteralmente a pochi metri dagli spettatori nello spazio estremamente ristretto di un capannone da circo. D'altro canto, uno spazio così ristretto non è certo l'ideale per un musical corale, e in molte scene l'invasione dello spazio scenico da parte di tutti gli attori, comparse comprese, ha comportato un certo senso di claustrofobia e disorganizzazione spaziale. Ma la scenografia, grazie alle luci di Emanuele Agliati, raggiunge alti livelli nelle due scene più drammatiche del musical: le esecuzioni capitali di Giuseppe Zangara (Angelo Lauletta) e Charles J. Guiteau (Andrea Di Bella). In una rappresentazione al contrario, in cui gli eroi sono assassini e l'omicidio è un atto di coraggio e speranza, la morte, leit motiv di tutto lo spettacolo, incombe con tutta la sua crudezza solo in queste due scene. E non a caso sono proprio Angelo Lauletta e Andrea Di Bella che, più di ogni altro, riesco ad emergere da quel melting pot che è il cast, distinguendosi non solo per le doti vocali (che condividono con tutti gli altri attori) ma anche, e soprattutto, per quelle recitative. In un cast quasi totalmente maschile spiccano anche le due protagoniste: soprattutto Gea Rambelli ha saputo rendere a pieno e con estrema convinzione l'eccentricità di Sarah Jane Moore.

Poco da dire sulle coreografie di Daniele Palumbo, marginali ma semplici e d'effetto. L'unica pecca è stata la scena finale, esageratamente ed inutilmente ballata rispetto all'andamento dello spettacolo nel suo complesso.

ASSASSINS

Regia e Direzione musicale: Shawna Farrell

Regia associata: Mauro Simone

Coreografie: Daniele Palumbo

Disegno luci: Emanuele Agliati

Sound designer: Tommaso Macchi e Alessandro D'Angelo

Direttore di scena e scenografie: Alessandro Di Giulio

Traduzioni libretto e liriche: Andrea Ascari

Direzione strumentale: Maria Galantino

CAST:

Roberto Tomassoli, Andrea Di Bella, Francesco Fusai, Angelo Lauletta,

Mirko Marras, Margherita Toso, Gea Rambelli, Pietro Mattarelli,

Matteo Romano, Massimiliano Carulli, Mattia Bignardi, Domenico Nappi,

Alessio Ruaro, Laura Iandoli, Francesca Marsi

ENSEMBLE STRUMENTALE:

Michela Ciavatti, Fabio Costantini,

Alberto Coda, Maria Galantino

BWW Review: La BSMT porta Broadway in Bolognina con ASSASSINS e BERNARDA ALBA

BERNARDA ALBA

BERNARDA ALBA è un musical con musica, libretto e testi di Michael John LaChiusa, basato sul dramma "La casa di Bernarda Alba" di Federico García Lorca del 1936. Il dramma si apre con la morte del secondo marito di Bernarda Alba, che in segno di lutto costringerà la madre e le cinque figlie a non uscire mai di casa. All'interno delle quattro mura domestiche si mostrano, con crescente pathos, i destini delle sette donne. Il musical debutta off-Broadway al Lincoln Center di New York nel 2006, per poi aprire a Londra nel 2010.

Fin dai primi istanti s'intravede la mano di un regista eccezionale come Saverio Marconi. Ogni elemento scenico è perfettamente bilanciato, dalle scenografie alle luci e ai movimenti scenici. La scenografia di Alessandro Di Giulio è estremamente accurata e studiata nei minimi dettagli, nessun elemento è casuale o puramente decorativo, ogni oggetto scenico viene usato, spostato, modificato e di volta in volta si reinventa. Una fila di sassi bianchi, in netto contrasto con gli abiti neri delle protagoniste, delimita il confine della casa-prigione. Un confine fragile e allo stesso tempo sempre presente, visibile, asfissiante come l'ambiente domestico in cui le protagoniste sono costrette a vivere, scrutando da lontano la vita esterna. Una linea bianca a tratti spezzata ma sempre prontamente ricomposta. E' interessante anche notare come la corda da impiccagione usata nella precedente rappresentazione di "Assassins" continui a vegliare la scena dall'alto, come un tetro presagio. Che sia una scelta tecnica o registica poco importa, l'effetto drammatico che ne deriva è estremamente sottile.

Il cast è interamente femminile, donne sono tutte le comparse, anche quando interpretano un gruppo di uomini al lavoro. Anche questo contribuisce ad amplificare il senso di isolamento che si percepisce fin dalle prime scene: gli uomini sono presenze esterne alla casa, quasi inarrivabili, e la figura maschile di Pepe il Romano incarna non solo il desiderio sessuale ma anche, e soprattutto, l'irraggiungibile desiderio d'evasione. Sono infatti due uomini a muovere le fila della tragedia: Antonio, che con la sua morte comporta la reclusione di Bernarda e delle sue figlie nella casa, e Pepe, che involontariamente porta la famiglia allo sfacimento. Se la cavalla che fugge dal recinto in una delle scene finali rappresenta la ribellione di Adela, la figlia più giovane e bella, si potrebbe quasi associare la figura di Pepe il Romano proprio a quella corda (quella di "Assassins", sì, sempre quella) che domina tutto lo spettacolo dall'alto, che è presente ed assente allo stesso tempo, che sembra non appartenere nemmeno alla vicenda rappresentata (letteralmente). Non per giustificarmi, ma ho sempre visto la regia un po' come una droga: è buona se ti fa fare dei gran bei viaggi mentali. Quindi perdonatemi il trip e andiamo avanti.

Tra le giovani attrici, tutte all'altezza della situazione, emergono soprattutto Francesca Ciavaglia (Serva), Giuliana D'Angelo (Cameriera) e Federica Scalia (Angustias) per le doti vocali, mentre Martina Maiorino (Adela) spicca dal punto di vista recitativo, riuscendo a sconvolgere ed incantare allo stesso tempo gli spettatori, restituendo un personaggio profondamente complesso che vede il suo apice nel simulato amplesso finale.

La direzione musicale è affidata a Candace Smith, mentre l'ensemble strumentale è ancora una volta diretta da Maria Galantino, che conferma ciò che è già stato detto per lo spettacolo precedente. Parte fondamentale della composizione musicale sono i movimenti delle attrici, che spesso e volentieri scandiscono il ritmo delle canzoni con il battito delle mani, lo schioccare delle dita e così via. Movimenti minuziosamente pensati e precisi, che non ammettono errori - ed errori, infatti, non ce ne sono stati.

BERNARDA ALBA

Regia: Saverio Marconi

Direzione musicale: Candace Smith

Coreografie: Nadia Scherani

Disegno luci: Emanuele Agliati

Sound designer: Tommaso Macchi e Alessandro D'Angelo

Direttore di scena e scenografie: Alessandro Di Giulio

Traduzione libretto e liriche: Enrico Zuddas

CAST:

Arianna Bertelli, Federica Scalia, Giulia Silvestri, Pamela Tamantini,

Beatrice Burelli, Martina Maiorino, Beatrice de Pascale, Elena de Luca,

Francesca Ciavaglia, Giuliana D'Angelo, Josephine Reale

ENSEMBLE STRUMENTALE:

Roberta Marzoli, Fabio Costantini,

Alberto Coda, Maria Galantino

Per chi non avesse voglia di leggere le recensioni dei due spettacoli, possono qui riassumerle in una frase: la BSMT continua a confermarsi la migliore accademia di musical in Italia. Chapeau.


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From This Author Valeria Venturelli

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