Nell’intimità del Teatrosophia ha debuttato Il gioco delle forme, un testo scritto e diretto da Stefano Ferrara.
Il protagonista è Emidio, un giovane uomo non ancora realizzato nella sua vita, che si trova a dover affrontare una situazione del tutto nuova per lui: una gravidanza non attesa. Non sa spiegarsi come sia successo ne si sente pronto ad affrontare una paternità/maternità quando lui stesso ammette di non sentirsi un essere umano maturo a tutti gli effetti. Come si può mettere al mondo un altro essere quando non si sa ancora veramente accudire se stessi? Nell’esprimere le sue paure, le sue incertezze, le restrizioni che il suo stato gli impone, Emidio interagisce con il pubblico servendosi anche di continui movimenti di alcune tavole di legno, creando delle forme che rappresentano le sue gabbie ma anche le sue possibili vie d’uscita senza però poter mai raggiungere quella serenità tanto agognata.

Il testo scritto da Stefano Ferrara è decisamente interessante, nuovo e intenso ma troppo lungo. Quasi un’ora e cinquanta che ha leggermente stancato il pubblico facendo perdere quell’attenzione che avrebbe senz’altro avuto se fosse durato di meno. E non sarebbe stato difficile visto che nel testo ci sono vari momenti che potrebbero essere eliminati senza nulla togliere al valore dello scritto: l’uso di uno schermo come didattica scolastica, la scena del tutto gratuita del possibile concepimento che va a sminuire quell’aurea di mistero su come Emidio sia rimasto incinto, il finale del “dopo parto” tirato allo strenuo, sono elementi che hanno spezzato la concentrazione facendo diminuire l’interesse. Il vecchio detto “less is more” è più che mai azzeccato in questo caso.
A recuperare la serata ci ha comunque pensato Bruno Petrosino nel ruolo di Emidio. Il giovane attore sta seguendo un considerevole percorso di crescita in questa stagione. Qui si è trovato ad affrontare un personaggio difficile, esasperato, penetrante e faticoso al quale ha dato vita vigorosa nonostante le perdite di tensione che si è trovato ad affrontare. La sua interpretazione è risultata vincente, irrefrenabile e commovente soprattutto nei momenti di sincerità assoluta come nel monologo che lo vede impegnato a circa metà del testo. In quel momento la sua recitazione è risultata autentica, onesta dando alla serata una sferzata di reale veridicità che ha in extremis salvato questo testo da un supponibile naufragio.
Il gioco delle forme resterà in scena al Teatrosophia fino a domenica 17 maggio.

Teatrosophia
presenta
IL GIOCO DELLE FORME
Scritto e diretto da Stefano Ferrara
con: Bruno Petrosino

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