BWW Review: "Divo Nerone", uno spettacolo alla francese in italiano

Ha debuttato il 7 giugno 2017 all'Arena Vigna Barberini di Roma "DIVO NERONE", lo spettacolo diretto da Gino Landi con i testi di Franco Migliacci e la collaborazione musicale di Luis Bacalov.

In questo articolo non si parlerà né della burrascosa generale aperta al pubblico del 6 giugno né delle polemiche relative all'uso di fondi pubblici che hanno trovato spazio sui giornali in questi giorni. Della prima ne hanno già parlato altre persone che l'hanno vissuta in prima persona e, quanto alle seconde, non ho ancora fatto in tempo a farmi un'idea precisa a riguardo. Forse ci scriverò su un articolo più avanti.

Parliamo quindi dello spettacolo in sé. Già dalle prime battute risulta chiaro che ci troviamo di fronte a un lavoro nel stile degli spettacoli musicali che hanno debuttato in Francia negli ultimi vent'anni ("Le Roi Soleil", "Roméo et Juliette", "Cleopatre", "Dracula, l'amour plus fort que la mort"...): vivacissimi e trascinanti carrozzoni, estremamente poppeggianti (perché a dispetto del nome "Divo Nerone - opera rock" ha a che fare col rock quanto "Domenica in" con la fisica nucleare), costruiti intorno al nulla. E questa non è una critica negativa, anzi! Ho sempre apprezzato l'ingenuo e bambinesco entusiasmo con cui oltralpe negli ultimi anni sono riusciti a fare grandi spettacoli basati sui soggetti più striminziti, forti di tanta voglia di stupire e di mettersi in mostra. Si dirà che il teatro non è solo questo, il che è verissimo, ma il teatro è ANCHE questo.
Tuttavia "Divo Nerone" oltre ad avere i pregi di questi spettacoli, ne possiede anche i difetti. Drammaturgicamente parlando, non è superiore a un film porno: i dialoghi vengono tirati via malamente per passare all'azione, ovvero alle canzoni e alle coreografie. Seriamente, non voglio scendere nei dettagli perché se mi mettessi a analizzare la sceneggiatura sarebbe un bagno di sangue: narratori (manco fosse una recita delle elementari) che ci spiegano sin dall'inizio cosa dobbiamo pensare del protagonista, stati d'animo espressi in maniera didascalica, antefatti raccontati per filo e per segno invece di lasciare che emergano dal rapporto tra i personaggi, Agrippina e Seneca che ci regalano un "As you know, Bob" grande quanto la mastodontica scenografia, eventi importanti quali l'incendio di Roma riassunti e dimenticati nel giro di pochi minuti, un cast di contorno sacrificato per lasciare spazio solo al protagonista... tutte cose che però inficiano il risultato fino a un certo punto, perché "Divo Nerone" per essere apprezzato va guardato come un grande contenitore di talenti e maestranze, semplicemente ignorandone la (scarsa) sostanza.

Non vi costringerò a sorbirvi per l'ennesima volta la manfrina sui premi Oscar che hanno partecipato al progetto (l'avrete sentita chissà quante volte se questo non è il primo articolo su "Divo Nerone" che leggete), ma oggettivamente siamo di fronte a un lavoro tecnicamente perfetto, sia per quanto riguarda i costumi di Gabriella Pescucci che gli arredi di Francesca Lo Schiavo e le scenografie di Dante Ferretti, queste ultime valorizzate da delle luci a dir poco spettacolari. Credo sia poi il caso di sottolineare il fatto che le liriche scritte da Franco Migliacci sono, forse per la prima volta in uno spettacolo italiano, tecnicamente ineccepibili: fluide, con delle rime indovinate, chiare senza essere sempliciotte e mai ridicole. Eccezione che conferma la regola: la scena in cui Poppea fa il bagno e tutto a un tratto accenna a un "corpo che puzza di porco"; non ricordo le parole precise ma ricordo benissimo che quel verso durante una scena che dovrebbe essere sensuale mi ha fatto l'effetto di un calcio nei denti.
Nulla da dire sulle voci. Quella di Giorgio Adamo (Nerone) è limpida e molto simile - come volevasi dimostrare - a quella dei protagonisti degli spettacoli francesi, ma un po' meno sicura nel falsetto. Quanto a Rita Pilato (Poppea), quando seppi che era stata scritturata pensai che fosse troppo acerba per il ruolo e lo penso ancora. Non deludono vecchie conoscenze di chi segue il teatro musicale italiano come Rosalia Misseri (Agrippina), Giosuè Tortorelli (Seneca) e Riccardo Maccaferri (Tullio) che anzi ho trovato un po' sacrificati in dei ruoli inaspettatamente piccini. Molto più valorizzate Ilaria De Rosa (Atte) e Simona Patitucci (Locusta), in un ruolo che forse al livello di minutaggio non sarà inferiore a quello di Agrippina ma è sicuramente più incisivo.

La rivista "Rollig Stone" ha definito "Divo Nerone" uno spettacolo "trash". A me sembra che sia vero il contrario: il rimprovero che mi sento di fare a questo spettacolo è di avere scelto uno stile molto morigerato, quasi da sfilata di Valentino, forse proprio per paura di scadere nel trash. Considerato che si tratta di uno spettacolo in cui la forma vince sulla sostanza, si sarebbe potuto osare qualcosa di più spettacolare. Per tornare al paragone coi cugini d'oltralpe, negli spettacoli che ho citato prima ci sono ballerine in costumi dorati che volteggiano dentro bolle trasparenti, gente che danza dentro delle vasche d'acqua o intrappolata in gabbie di vetro... nello spettacolo che sto recensendo adesso l'unico elemento da "Wow!" erano due acrobati appesi dei serpenti giganti in una scena di pochi minuti.
Ma forse con un pubblico che non mastica spettacoli di questo genere è meglio andarci cauti, per il momento. Dico "per il momento" perché sia chiaro che un'operazione del genere ha senso solo se vuole essere l'apripista di una serie di operazioni analoghe: in caso contrario sono soldi buttati.
Voglio togliere ogni dubbio anche a chi spera che questo diventi "lo spettacolo resident della capitale": va bene creare uno spettacolo internazionale ma allo stato attuale è assurdo anche solo pensarla una cosa simile. Se la gente si sputtana la tredicesima per andare a vedere "Il fantasma dell'opera" a Londra non lo fa per lo spettacolo in sé ma in ragione di una tradizione di teatro musicale che qui non esiste. Prima creiamola e poi avremo le folle di pellegrini ansiose di viverla insieme a noi.

Insomma, come diceva Woody Allen? "Il sesso senza amore è un'esperienza vuota ma tra le esperienze vuote è una delle migliori". Si può dire lo stesso di "Divo Nerone": non è uno spettacolo a cui ci si appassioni particolarmente ma sa intrattenere in maniera egregia. Se passate per Roma e vi capita di avere una serata libera vale la pena di andarlo a vedere.

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From This Author Francesco Vittorino

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